L'opera dell'uomo

La viticoltura sugli scoscesi versanti dell’anfiteatro di Borgo Isolabella è sola forza delle braccia e del bue: zappa, vanga e badile e poi le pietre più grosse, trasportate a braccia. E  la Valdiserre di Loazzolo premia le ardue fatiche, ricordandoci l’antico motto degli Isolabella: ardua quae pulcra. Leggi di più...

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Isolabella della Croce è BIONEUTRAL

Il Pinot nero

Il pinot nero di Isolabella della Croce
11.000 barbatelle ad ettaro
: una densità straordinaria per il pinot nero messo a dimora nel 2007. Un’intensità tale da indurre la pianta a ridurre la parte “verde” e concentrare nell’acino tutte le sue essenze.

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Il terroir di Loazzolo

Gli elementi che lo rendono unico

 

Il Microclima

Isol_150isolabellaIl sole: l’esposizione a tutte le gradazioni del Sud.

I vigneti, esposti a tutte le gradazioni del Sud, si offrono generosamente all’azione del Sole necessaria alla maturazione dell’uva, mentre l’atmosfera pura e rarefatta che si gode qui, a oltre 500 metri di quota, intensifica la luce e il calore dei raggi. Inoltre, la ventilazione tipica della collina impedisce l’accumulo di vapori ed il ristagno di nebbia. Ma un altro decisivo complice, apparentemente antagonista del Sole, assicura una maturazione più lenta: è l’escursione termica in quota, che con il suo fresco notturno e il vento vigila sul perfetto equilibrio tra zuccheri, acidità ed intensità aromatica.

La brezza: il benefico influsso dei venti di mare.

Filtrate nelle alture che separano il Piemonte dalla Liguria, le brezze marine abbandonano l’umidità e arricchiscono la flora della Valdiserre con preziosi pollini costieri. L’anfiteatro naturale, protetto dai venti freddi alpini, è costantemente rinfrescato da queste brezze, che asciugano la vigna e la terra determinando uno spessore maggiore della buccia ed una maggiore concentrazione degli acini.

La luce, più intensa ed incisiva.

L’altitudine, l’esposizione e, soprattutto, la giacitura dei vigneti sulla sommità delle colline determinano l’azione più diretta e penetrante dei raggi ultravioletti al contempo potenti e delicati

 

 

Un territorio estremo

Isol_146isolabellaL'altitudine: escursione termica e frescura.

L’altitudine dei vigneti, tra i 540 e i 480 metri, assicura una notevole escursione termica tra luce ed ombra e tra giorno e notte. Durante la vendemmia, l’escursione termica notturna può lentamente raggiungere e superare i 15 gradi, per poche ore data l’azione della spalliera petrosa costituita dal versante della collina che riceve, trattiene e riflette il calore del sole, cedendolo gradualmente. Custode delle componenti aromatiche, tanniche e cromatiche del vino, la buccia reagisce per proteggersi: diventa spessa e il suo prezioso contenuto si riduce e si concentra. L’altitudine garantisce anche una maggiore freschezza, che preserva l’acidità della polpa e dunque il potenziale di invecchiamento del vino.

La pendenza: una fatica ripagata.

I vigneti nell’anfiteatro naturale sono ripidi o ripidissimi con pendenze che arrivano fino all’85%, quindi bisogna lavorarli contando quasi esclusivamente sulla forza delle proprie braccia, come una volta. L’effetto della pendenza è molteplice: ottima esposizione al sole, non si fa ombra tra i filari e l’incidenza dei raggi è più efficace; l’aria e la maggiore frescura preservano la sanità del grappolo; il drenaggio dell’acqua è più rapido e il vigneto è protetto da umidità e ristagni.

La giacitura dei vigneti: concentrazione e finezza.

Sulla sommità delle colline, dove la luce è più intensa e le brezze sono più rinfrescanti, il terreno drena meglio ed è più povero, perché le sostanze organiche “scendono” a valle. Così la vite rinuncia al vigore del “verde” e del “legno” e decide di contenere il volume del suo acino, recettore naturale delle sue essenze vitali, concentrandone qualità e finezza.

marneLa conformazione del suolo: le marne

Più ci si avvicina alla sommità e più il terreno è povero e drenante con effetti benefici sulla vite e sui suoi frutti. Dai 480 ai 540 metri, la collina è costituita prevalentemente da terreno marnoso, calcareo e sabbioso (siliceo), a trama fine, particolarmente indicato per moscato, brachetto e pinot nero. Le Langhe alte dell’astigiano (“marne di Cessole”) sono caratterizzate da strati alterni di marne e di pietra durissima (siliceo) ed ampie superfici frammentate sotto le quali le radici, filtrando tra le fenditure, riescono a trovare il refrigerio e l’umidità anche nelle situazioni stagionali particolarmente aride.

 


 

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